Dissonanza: Trasformare il disagio in crescita personale

Viviamo in una cultura che ci insegna a evitare il disagio. Quando qualcosa non funziona, quando ci sentiamo fuori equilibrio, la nostra prima reazione è cercare di eliminare quella sensazione il più rapidamente possibile. Ma cosa succederebbe se invece quel disagio fosse esattamente ciò di cui abbiamo bisogno per crescere?

La dissonanza è un concetto che nasce dalla musica ma che si applica profondamente alla nostra vita. John Beaulieu in un capitolo del suo libro “Human Tuning“, esplora come imparare a identificare e comprendere la dissonanza. Beaulieu ci apre ad una nuova prospettiva capace di condurci a nuovi livelli di benessere.

In questo articolo vedremo come la dissonanza non sia semplicemente qualcosa da evitare, ma un elemento fondamentale dei processi di crescita e trasformazione. Se ti racconti storie come “Tutte a me capitano” o ancora “Ma cosa ho fatto di male”, è arrivato il momento di affrontare le situazioni irrisolte guardandole da una migliore prospettiva. Iniziamo dunque insieme questo percorso, interrompi tutte le distrazioni e seguimi in questa storia.

La storia della dissonanza

La nostra relazione con il concetto di dissonanza ha subito delle profonde trasformazioni nel corso dei secoli. Durante il Medioevo, ad esempio, non era consentito suonare liberamente certe note musicali. La Chiesa cattolica all’epoca decideva quali suoni fossero spiritualmente accettabili e quali no, condannando all’eresia ciò che non risultasse approvato. Oggi potrebbe sembrare incredibile, ma alcune persone furono torturate e giustiziate per aver suonato “la nota sbagliata”.

Fortunatamente dal Medioevo ad oggi c’è stato qualche miglioramento, ma a primo impatto molte cose da allora non sono cambiate, infatti la nostra prima reazione alla dissonanza è etichettarla come indesiderabile, qualcosa che deve essere evitato. È una risposta istintiva e comprensibile – il disagio non piace a nessuno.

Ma se ci pensiamo bene, molte delle cose che oggi consideriamo belle, normali o persino rivoluzionarie sono state un tempo considerate dissonanti: il jazz, l’impressionismo, le scoperte scientifiche più importanti sono state eresie prima di essere accettate. La domanda quindi nasce spontanea: cosa stiamo evitando oggi che potrebbe essere in realtà un’opportunità di crescita?

Stress, angoscia ed euforia: La stessa esperienza, percezioni diverse

Le nostre esperienze di dissonanza nella vita quotidiana sono molto variegate. Una parola che usiamo spesso per descriverle è “stress”. Il dottor Hans Selye, citato da Beaulieu, definisce lo stress come un adattamento al cambiamento. Chi resiste al cambiamento percepirà lo stress come angoscia. Chi invece accetta il cambiamento può sperimentare lo stesso identico stress come euforia. Beaulieu lo chiama “eustress” – stress positivo. In altre parole, quello che è angoscia per una persona può essere euforia per un’altra.

Pensiamo a situazioni concrete. Un trasferimento in una nuova città: per qualcuno è un’avventura eccitante, per qualcun altro è fonte di ansia profonda. Un cambio di carriera: liberazione o catastrofe? Dipende da come lo guardiamo. La fine di una relazione: tragedia o opportunità di rinascita?

La dissonanza in sé è neutra, è la nostra interpretazione che la colora di significato. Ed è qui che si compone il nostro primo tassello verso una maggiore consapevolezza – abbiamo molto più controllo sulla nostra esperienza di quanto pensiamo. Non si tratta di fingere che tutto vada bene quando non è così. Si tratta di riconoscere che il disagio che sentiamo potrebbe essere il segnale che qualcosa sta per cambiare, non che qualcosa sta andando male.

Il processo di apprendimento

Beaulieu usa un esempio bellissimo per illustrare come la dissonanza sia parte integrante dell’apprendimento: quello di un bambino che impara a dondolarsi sull’altalena.

Il bambino prova ma fallisce. I suoi tentativi non producono la sensazione desiderata di dondolarsi, e questo viene percepito come frustrante: “Come posso imparare a dondolarmi se continuo a spingere e non succede nulla!”. Ma poi, osservando altri bambini, ricevendo aiuto dai genitori e accumulando piccoli successi, il bambino comincia a interiorizzare il “giusto sentire” del dondolarsi. E poi, un giorno, succede qualcosa. Un movimento corretto, un “incidente”, o qualcuno che dice qualcosa che improvvisamente “ha senso”. E da quel momento il bambino sa come dondolarsi. Per sempre.

Questa dinamica vale per praticamente tutto quello che impariamo nella vita. Che si tratti di guidare una bicicletta, imparare una lingua, sviluppare una nuova competenza professionale, o capire come funziona una relazione – passiamo sempre attraverso una fase di dissonanza. Quando sperimentiamo il modo giusto, quello errato ci sembra ancora più dissonante

Tutto cambia quando il bambino cresce e diventa un adulto. Da adulti spesso pretendiamo di sapere fare le cose senza attraversare quella fase, ci aspettiamo di capire subito, di riuscire al primo tentativo. Quando ciò non succede, interpretiamo quella dissonanza come un segnale che non siamo capaci, che non fa per noi, che dovremmo provare qualcos’altro. Ma la dissonanza non è un segnale di incapacità, è il segnale che stiamo imparando.

La scienza del caos: Come i sistemi evolvono

Il premio Nobel Ilya Prigogine ha scoperto qualcosa di fondamentale studiando i sistemi chimici, qualcosa che ha chiamato “l’ordine dal caos”. Prigogine ha dimostrato che un sistema che cambia e evolve verso uno stato più elevato di funzionamento deve prima passare attraverso uno stato di rottura, di caos. In termini sonori, questo caos è dissonanza.

Ecco come funziona: nel tempo, tutti i sistemi viventi dissipano energia a causa di fluttuazioni interne – piccole dissonanze. Col tempo, queste dissonanze aumentano di intensità, spingendo il sistema sempre più lontano dal suo equilibrio. Tutto inizia a traballare, finché tutto l’ordine preesistente si frantuma, creando un salto nel caos.

Prigogine chiama questo momento preciso “punto di biforcazione”. Quando un sistema si avvicina a questo punto, basta un evento piccolo e apparentemente insignificante per scatenare il caos completo. Ma dal caos, il sistema si riorganizza in una nuova forma con un livello più alto (o più basso) di ordine.

Cosa determina se il nuovo ordine sarà migliore o peggiore? Prigogine parla di “attrattori strani” – semi di un nuovo ordine piantati durante il periodo precedente. Nel caso del bambino che impara a dondolarsi, gli attrattori sono i mini-successi, i modelli osservati, gli incoraggiamenti ricevuti. Quando l’ordine vecchio si sgretola, il nuovo ordine si forma proprio da queste esperienze.

Questo vale per le nostre vite quanto per i sistemi chimici. Quando sentiamo che tutto sta cadendo a pezzi, quando il nostro vecchio modo di fare le cose non funziona più, quando ci sentiamo nel caos più totale – spesso siamo proprio al punto di biforcazione, e quello che abbiamo seminato prima determinerà cosa emergerà dopo.

La dissonanza come sistema di allarme

Beaulieu offre una metafora molto efficace per comprendere il ruolo della dissonanza nelle nostre vite: la sveglia.

Una sveglia è dissonante per il nostro sé addormentato. Disturba, infastidisce, ci fa arrabbiare. A volte la lanciamo dall’altra parte della stanza, ma per il nostro sé sveglio quella sveglia è un suono che abbiamo creato appositamente per ricordarci di svegliarci. Il problema è che nel momento in cui suona, dimentichiamo di essere stati noi a metterla. Quando finalmente ci arrendiamo al messaggio e ci svegliamo, ricordiamo: “Oggi devo svegliarmi presto per andare in vacanza. Meno male che ho messo la sveglia, altrimenti avrei perso l’aereo”.

Beaulieu propone un “allenamento uditivo alla dissonanza” che ci aiuta a sintonizzarci con questi allarmi interiori prima che diventino assordanti. Ogni livello rappresenta un allarme che diventa progressivamente più forte. La buona notizia è che siamo liberi di svegliarci a qualsiasi livello – non dobbiamo necessariamente aspettare la crisi.

Livello 1: Non proprio la giusta sensazione

È quella vaga sensazione di disagio, una voce interiore che sussurra un’allerta. Spesso il corpo si contrae leggermente, possiamo percepire una sensazione di distacco. L’intensità dell’allarme è così bassa che a malapena ce ne accorgiamo.

Questo è il tipo di segnale che riconosciamo solo col senno di poi, quando ci diciamo “Avrei dovuto ascoltare” o “Ho avuto una strana sensazione”.

Livello 2: Un piccolo problema

Siamo progrediti oltre la sensazione vaga. Ora, anche solo per un istante, riusciamo a identificare consciamente la fonte dell’irritazione. Magari un amico ospite non pulisce mai e noi non diciamo niente. È spiacevole pulire per lui, ma ci diciamo che è un piccolo problema. Il disagio presto sparisce.

A questo livello ci raccontiamo storie per accettare la situazione: “Va bene, se ne andrà tra pochi giorni. È una persona così buona. Vale la pena”. Anche quando arriviamo a credere alle nostre storie, il nostro corpo continua comunque a irrigidirsi quando affronta il problema.

Livello 3: Un grande problema

La fonte dell’irritazione è ormai chiara nella nostra coscienza da tempo. Diventa sempre più difficile raccontarci storie. Sappiamo che qualcosa non va. Nel nostro esempio, l’ospite ora getta cose sul pavimento, sporca ovunque, si trattiene più a lungo del previsto, tiene lo stereo alto fino a notte tarda. Persino i vicini si lamentano. Eppure è ancora possibile rimandare.

Continuiamo a inventare nuove storie: “Se sarò più gentile forse se ne andrà. Non è colpa sua. Ha avuto un’infanzia difficile. Forse ha qualcosa a che fare con me”. A questo livello tutti intorno a noi sanno che c’è un problema, tranne noi. E quando continuiamo a negarlo, la dissonanza sale al livello successivo.

Livello 4: La crisi

La dissonanza è elevata e stridente. Non possiamo più sfuggirle. Ci segue ovunque andiamo. L’intero universo sembra tremare e cadere a pezzi. Nel linguaggio della psicoterapia, stiamo “toccando il fondo” – non c’è più un posto dove scappare.

Dobbiamo affrontare la dissonanza. Ed è interessante notare quante persone raccontano storie di come, toccando il fondo, abbiano trovato una vita completamente nuova.


Gli episodi di dissonanza nella nostra vita funzionano allo stesso modo. Sono il nostro sistema di allarme interiore che ci avvisa che qualcosa sta cambiando, che ci piaccia o no. Più resistiamo agli allarmi e più la dissonanza aumenta nella nostra vita.

Pensiamo a situazioni comuni: quella sensazione di inquietudine in un lavoro che non ci soddisfa più. Quel disagio in una relazione che è cambiata. Quella noia che sentiamo in attività che un tempo ci piacevano. Spesso cerchiamo di ignorare questi segnali, sperando che se ne vadano, ma raramente se ne vanno, di solito si intensificano.

La dissonanza non è il problema ma il segnale della presenza di un problema, o meglio ancora, un’opportunità di cambiamento. Imparare ad ascoltare questi allarmi interiori, invece di combatterli o ignorarli, può fare una differenza enorme nella qualità della nostra

La bellezza nel caos

C’è un ultimo aspetto della dissonanza che vale la pena esplorare. Beaulieu ci presenta le immagini basate sulle equazioni matematiche dei frattali di Benoit Mandelbrot. Queste immagini rappresentano un sistema nel momento della biforcazione, prima che il sistema si trasformi in un nuovo stato. Osservandole non possiamo che ammirare la bellezza di queste immagini. La dissonanza, vista da una certa prospettiva, possiede una sua speciale bellezza.

frattale mandelbrot
Immagine ingrandita di un frattale di Mandelbrot

Questo ci aiuta a capire perché le nostre nozioni su cosa sia dissonante o meno cambiano continuamente, sia nella musica che nella vita. Quello che una generazione considera intollerabile, la successiva può considerarlo normale o addirittura prezioso. Quando ci arrendiamo alla dissonanza invece di combatterla, veniamo trasformati in un nuovo ordine.

Non si tratta di rendere più romantica la sofferenza o il disagio. Si tratta di riconoscere che nei momenti più caotici della nostra esperienza c’è spesso un potenziale creativo enorme. Le crisi personali, i periodi di confusione, i momenti in cui tutto sembra crollare sono spesso i crogioli in cui si forma qualcosa di nuovo e più ricco.

Imparare ad ascoltare

Beaulieu conclude con un invito chiaro: dobbiamo imparare ad ascoltare e apprezzare la dissonanza nella nostra vita. Non si tratta di cercarla attivamente o di creare caos inutile, si tratta di riconoscere che quando appare naturalmente, ha qualcosa da insegnarci.

La prossima volta che senti quella sensazione di disagio, di stonatura, di disallineamento – fermati un momento prima di cercare di eliminarla. Chiediti: cosa sta cercando di dirmi questa dissonanza? Verso quale trasformazione mi sta guidando? Forse scoprirai che quello che sembrava un problema era in realtà un invito. Un invito a crescere, a cambiare, a evolvere verso una versione più completa di te stesso.

La dissonanza non è l’opposto dell’armonia, è il percorso attraverso cui arriviamo a un’armonia più profonda.


Tratto da: “Human Tuning – Il suono dei Diapason che guarisce” di John Beaulieu

Chi è Nils Lewin

Mi chiamo Nicola Bombaci alias Nils Lewin, sono un ingegnere informatico con la passione per la musica e l’audio. Durante la mia crescita professionale ho deciso di fondere questi due mondi apparentemente diversi tra loro.

Seguimi su Telegram

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

HIMUSICIAN

Prendi il controllo
della tua musica

Una community di talenti emergenti, alla ricerca di risposte e nuovi collaboratori. Connettiti per migliorare e far crescere la tua musica.

Iscriviti alla newsletter e riceverai: